Carissimi,
anche oggi il papa si è rivolto prima di tutto gli ammalati, per gli “operatori sanitari” … ma rivolgendosi in modo specifico dai sacerdoti perchè abbiano coraggio di andare dagli ammalati ed accompagnare chi si sta impegnando in questa “battaglia” … vi lascio quindi direttamente alla trascrizione dell’intera monizione introduttiva, e poi dell’omelia, che segue dopo la registrazione video di tutta la liturgia.

Terni 15 Marzo 2020 ->10 Marzo 2020
Ave Maria!
Marco

«Continuiamo a pregare insieme per gli ammalati, gli operatori sanitari, tanta gente che soffre questa epidemia; preghiamo il Signore anche per i nostri sacerdoti, perché abbiano il coraggio di … uscire e andare dagli ammalati, portando la forza della Parola di Dio e l’Eucaristia, e accompagnare gli operatori sanitari, i volontari, in questo lavoro che stanno facendo.»

«Ieri la parola di Dio ci insegnava a riconoscere i nostri peccati e a confessarli, ma non solo con la mente, anche col cuore … con uno “spirito di vergogna”: la Vergogna come l’atteggiamento più nobile davanti a Dio per i nostri peccati, e oggi il Signore chiama tutti noi peccatori a dialogare con Lui … perchè il peccato ci “rinchiude in noi stessi”, ci fa nascondere, o nascondere la verità nostra dentro; è quello che è successo ad Adamo ed Eva: dopo il peccato si sono nascosti, perchè avevano la vergona, erano nudi

Il peccatore quanto sente la vergogna, poi ha la tentazione di nascondersi.

E il Signore chiama: <<Su, venite, discutiamo – dice il Signore – parliamo sul tuo peccato, parliamo sulla tua situazione, non avete paura – no …>> e continua: <<anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve, se fossero rossi come porpora diventeranno come lana>>

Perché … venite, io sono capace di cambiare tutto, ci dice il Signore, non abbiate paura di venire a parlare: siate coraggiosi anche con le vostre miserie!

Mi viene in mente quel santo che era così penitente: pregava tanto, e cercava sempre di dare al Signore tutto quello che il Signore gli chiedeva, ma il Signore non era contento … e un giorno lui un po’ si era come arrabbiato con il Signore, perché aveva un caratteraccio quel santo.

E dice al Signore: “Ma, Signore, io non ti capisco. Io ti do tutto, tutto e tu sempre sei come insoddisfatto, come se mancasse qualcosa. Cosa ci manca?”».

«Dammi i tuoi peccati: è questo che manca».

Avere il coraggio di andare con le nostre miserie a parlare con il Signore « su, venite! Discutiamo! Non abbiate paura», «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana».

Questo è l’invito del Signore, ma sempre c’è un … un inganno: invece di andare a parlare con il Signore … fare finta di non essere peccatori … eh …

e’ quello che il Signore rimprovera ai dottori della legge: questa gente … fanno le opere «per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono nei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.»

L’apparenza, la vanità … coprire la vera … la verità del nostro cuore con la vanità …

La vanità non guarisce mai!
La vanità non guarisce mai.

Anche … è velenosa, va avanti, portandoti la malattia al cuore, portandoti quella durezza di cuore che ti dice “no … no … non andare dal Signore…non andare … rimani tu”.

La vanità è proprio il posto per chiudersi alla chiamata del Signore, invece l’invito del Signore è quello di un Padre, di un fratello … “venite ma … parliamo, parliamo … alla fine io sono capace di cambiare la tua vita, dal rosso al bianco!”

Questa parola del Signore ci incoraggi, che la nostra preghiera sia una preghiera reale, dalla nostra realtà, dei nostri peccati, delle nostre miserie … parlare col Signore: Lui sa, Lui sa cosa siamo noi, noi lo sappiamo ma, la vanità ci invita sempre a coprire …

Il Signore ci aiuti.

».

Grazia.

Scritto da:

Marco@ReginaDellaPace.IT

Sono nato il 31 Dicembre 1970, mi occupo di informatica praticamente da sempre, e sono arrivato a Medjugorje il 30 Dicembre 2001: dopo il 50° "viaggio" (da pellegrino, da "guida", da "reporter") ho smesso di contarli.

Attraverso Medjugorje, ma soprattutto attraverso i messaggi, ho ricevuto innumerevoli Grazie, fra le quali quella di essere ancora in vita, e quella di aver raccontato "per via telematica" proprio dal 2002 quanto ho avuto il dono di vivere in questa "oasi di Pace".