
Carissimi,
con i primi Vespri di oggi 29 Novembre siamo entrati nel cosiddetto “Tempo di Avvento”, quindi ci troviamo all’inizio del nuovo anno liturgico, in più anche all’inizio del ciclo triennale di Letture del Vangelo (Anno A – Vangelo di Matteo), ed incidentalmente anche all’inizio della tradizionale Novena all’Immacolata.
Come immaginate, si tratta di quattro circostanze tutte molto importanti, sulle quali sarebbe bene soffermarsi, riflettere e meditare per un tempo ragionevole dal quale trarre sperabilmente qualche proposito di “conversione” e “santità” e poi chiedere la grazia di saperli mettere in pratica.
Da “studente a tempo perso” di teologia, di sicuro non ho ne l’autorità ne la preparazione di poter dire la mia su cosa rappresentino questi quattro pilastri della vita Cattolica, ma con qualche anno di cammino e di esperienza sulle spalle posso comunque provare a declinare la mia riflessione su cosa di sicuro NON si tratti.
- il Tempo di Avvento NON è un tempo di preparazione ad una serie consecutivi di pranzi e cene, in genere variabili fra i due e i quattro, con punte di zero per quelli che noi chiamiamo “poveri” fino a 6 o 7 per i casi più “disperati”. Il termine “avvento” deriva dal latino “adventus” (“venuta” o “arrivo”), a sua volta derivante da “ad” (verso) e “venire”, e generalmente si riferiva ad un contesto di attesa per l’arrivo di un personaggio importante, e chi c’è nel creato di più importante di colui per mezzo del quale tutte le cose sono state Create? Ci prepariamo con un periodo “penitenziale” a celebrare la memoria della sua Incarnazione, per poi dargli evidenza con i nostri “eventi alimentari” che siamo pronti a dimenticarcene forgiando il nostro vitello d’oro dopo poche ore? Ben vengano le riunioni familiari, le mense, ed i regali … ma se alla fine di queste cose invece di avere più risorse da condividere con chi ne ha oggettivamente bisogno ci dobbiamo pure mettere a dieta, evidentemente qualcosa non ha funzionato!
- L’inizio di un uovo anno liturgico NON è occasione di un semplice ripetersi di un ciclo noioso e tuttosommato sempre uguale, ma è ANCHE riconoscere nella sapienza ispirata della Chiesa Cattolica che il tempo di un’anno è quello più opportuno per fare memoria periodica degli elementi fondamentali e fondanti di tutta la nostra fede.
- Quindi in particolare il ritorno all’anno A NON è certo un ricominciare con il “solito” Vangelo di Matteo, ma sicuramente è ANCHE saper riconoscere nella saggezza di cui sopra un certo stupore per l’azione dello Spirito Santo nei nostri Padri che sono stati guidati a comprendere quali testi erano da considerarsi “ispirati” e quindi “canonici” ma anche che il Vangelo di Giovanni ha un ruolo ben diverso dagli altri tre detti “Sinottici” al punto che viene letto ogni anno nei tempi liturgici più importanti, proprio il tempo di Natale a cui ci stiamo per preparare e al tempo di Pasqua
- Per finire, una Novena NON è la recita per 9 giorni di una preghiera decisa da terze parti che ci fanno trovare un foglietto pronto (anche quando tale foglietto è predisposto dalla competente autorità ecclesiastica): decidere di impegnarsi in nove giorni di preghiera consecutiva, magari con un impegno limitato ma PERSEVERANTE, è sicuramente ANCHE uno sforzo di volontà molto simile a quello necessario per il digiuno, con la certezza che la preghiera viene comunque sempre ascoltata ed una serena speranza che sia idealmente anche esaudita, con la serena certezza che un Padre non può concederci cose che Lui sa essere poco utili alla salute della nostra anima.
Dire invece cosa siano il tempo di Avvento, un Anno Liturgico, un ciclo di letture Evangeliche triennale, ed una Novena lo lascio ben volentieri a tutti i Vescovi, Presbiteri e Diaconi che in questo tempo “forte” non mancheranno di espandere questo tema per il popolo di fedeli a loro affidati, ma mi permetto di condividere una piccola ma significativa esperienza personale vissuta ormai più di 20 anni fa: nell’ambito di un piccolo gruppo di preghiera che ho avuto il dono di poter “coordinare” intorno ai primi anni 2000, una sera preparai un foglietto stampato per una novena (mi pare fosse quella di Pentecoste) da proporre a tutti i partecipanti, e come mio solito la esposi al Sacerdote per l’eventuale approvazione. Lui disse una cosa del genere “bene Marco, si, perchè una novena purifica l’intenzione” … e notandomi perplesso aggiunse “Si, perchè se per 9 giorni chiedi una certa grazia, è segno che ci tieni veramente”.
Riflettiamo quindi su questo piccolo esercizio di perseveranza, fuggendo anche dalla “tentazione” di non impegnarci in questa novena solo perchè ci siamo ricordati di essa con uno o due giorni di ritardo: lassù non si offenderanno se la nostra devozione privata terminerà il giorno della festa o magari il successivo, e se ci dovesse capitare di “saltare” un giorno chiediamoci se a quella grazia che stiamo chiedendo ci teniamo veramente o se per caso era frutto di un nostro “capriccio” e magari la dimenticanza ci aiuta a capire che per la nostra anima si può chiedere di meglio … e se proprio ci siamo dimenticati, nessuno ci impedisce di riproporci di vivere un buon triduo, magari con un impegno più consistente.
La Gran Madre di Dio resterà “Tutta Bella” anche senza la nostra novena, ma con la nostra perseveranza potremmo avvicinarci alla bellezza di colei che da Medjugorje ci ha condiviso la sua ricetta di bellezza: “Io sono bella perchè Amo!”
Ave Maria!
Marco.
