Carissimi, dopo la festa della presentazione di Gesù al tempio, tradizionalmente le “stesse” candeline della candelora vengono utilizzate il giorno successivo nella festa di San Biagio per la benedizione della gola, invocando la sua intercessione (anche e soprattutto preventiva) per i malanni che la affliggono.

In questo contesto difficilmente ci ricordiamo che la gola è come un vero e proprio canale di passaggio tra il cuore dell’uomo e il mondo esterno, non tanto in senso squisitamente anatomico, ma con una metafora neanche troppo ardita possiamo ricordarci del Vangelo di Matteo, che al capitolo 15 ci riferisce questa Verità pronunciata da Gesù, Verbo di Dio:

“Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo;
ma ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo.”

Questa inconsueta “formattazione centrata” ci aiuti a “focalizzare” l’attenzione che quando ci mettiamo “religiosamente” in fila attendendo che il presbitero appoggi le candele incrociate sulla nostra gola e ce la unga, quella benedizione è intesa per tutto l’organo, incluse le corde vocali.

Poco più avanti nello stesso capitolo Gesù specifica che

“ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore”

Possiamo quindi pensare alla nostra gola come un “canale” attraverso il quale ciò che viene dal cuore prende una forma, di bene se viene da un pensiero buono, di male altrimenti … fino all’impurità, che sicuramente non è il più grave dei mali (se inteso in relazione al sesto comandamento) ma Gesù in quello specifico contesto da evidenza come attraverso la gola prima e la lingua poi passa ciò che “dà forma” non solo alla maldicenza, ma anche alla menzogna, all’ira e al giudizio.

Più in generale nella sacra scrittura sia la Gola che la lingua sono spesso desritte come vere e proprio “armi a doppio taglio”: ad esempio San Giacomo nella sua Lettera dedica praticamente un capitolo intero per ragionare sulla potenziale venefico di questo tuttosommato “piccolo organo” :

“Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male […] contamina tutto il corpo.”

Mentre nel Salmo 5 leggiamo

“La loro gola è un sepolcro aperto, tramano inganni con la loro lingua.”

Chiedere quindi l’intercessione di San Biagio oggi (Ed in ogni occasione lo si ritenga opportuno) non ci esime dal fare un esame di coscienza sulla qualità della nostra comunicazione: non si prega solo per non avere il “mal di gola”, ma per non avere una “gola cattiva”!

In questi tempi tecnologici dove le problematiche da dopamina ci spingono ad essere sempre più impulsivi, ecco che chiede al Signore anche di “porre un freno alle nostre labbra” come il salmista può diventare un mezzo efficacissimo per “riflettere sul nostro giaciglio e placarci”

Per secoli l’unica alternativa alla comunicazione verbale è stata quella scritta, e le lettere, molto spesso scritte a mano fino a pochi anni fa, erano un mezzo per “porre quel freno” e riflettere prima di “aprire bocca e dare fiato”, appunto con la gola.

Perchè non tornare a scrivere ad un amico, a una persona cara o amata … perchè non premettere un messaggino (disturbo? posso chiamarti? Vorrei sentire la tua voce) piuttosto che alzare il telefono e cercare una comunicazione “sincrona” alla quale forse non siamo pronti perchè carichi della nostra quotidianità: si tratta di un modo di “porre un freno” che spesso si rivela efficacissimo, perchè nello scrivere dobbiamo ben pensare quello che poi potremmo esprimere anche a voce con molti meno rischi di ferire.

Preghiamo quindi il Signore, per intercessione di san biagio, avendo bene in mente i riferimenti biblici di cui sopra, per avere la grazia che le parole che attraversano la nostra gola siano di benedizione e non di maledizione! Lo Spirito Santo ci guidi a riconoscere che ogni parola pronunciata ha il potere di edificare o distruggere come sta scritto nei Proverbi

“Morte e vita sono in potere della lingua”

Ci conceda il Signore che ciò che passa dalla nostra gola non tradisca la verità del cuore, e la benedizione della gola che chiediamo in questo giorno diventi un impegno a custodire bene la nostra parola: San Biagio interceda per noi per aprirci la mente alla comprensione che la vera salute dell’uomo non è solo una questione “batteriologica” ma anche e soprattutto di cuore, di una carità che sa tacere quando necessario e parlare con mitezza quando opportuno, non di una mano che alza il telefono per uno sfogo che trova soddisfazione magari solo alla fine di un monologo!

San Biagio, che la tradizione ci tramanda non solo come Vescovo ma anche come medico, sapeva bene che non c’è guarigione del corpo senza la pace dell’anima: se lui, come medico, si prendeva cura dei corpi afflitti da lische e malanni, oggi come intercessore vuole curare la nostra capacità di comunicare.

E come non terminare questa riflessione ricordando che fra uno dei suoi messaggi più emblematici la nostra Gospa èproprio nel febbraio del 2021 ci disse:

“Pregate, figlioli, per la pace, perché Satana vuole la guerra e l’odio nei cuori e nelle nazioni.
Perciò pregate e fate sacrifici… e custodite la lingua,
perché una parola cattiva può distruggere tutto ciò che di buono avete costruito.”

A cosa giova chiedere al Medico di sanare la nostra gola dai batteri se poi usiamo quella stessa gola per emettere il ‘veleno’ del giudizio che distrugge la pace nelle nostre famiglie o nelle nostre comunità? La Regina della Pace ci invita a fare della nostra gola un canale di preghiera, non un’arma di distruzione (in alcuni casi, persino di massa).

Tornare a scrivere, attendere prima di parlare, chiedere il permesso prima di riversare i nostri pesi sugli altri: sono questi i ‘piccoli sacrifici’ che la Madonna ci chiede per conservare la grazia, come quando Papa Francesco gli faceva eco con una delle sue catechesi più efficaci di sempre: “Permesso?”, “Grazie!”, “Scusa” (dove quel punto esclamativo mi sono permesso di aggiungerlo io).

Perugia 3 Febbraio 2026
Ave Maria!
Marco.

Scritto da:

Marco @ReginaDellaPace.IT

Sono nato il 31 Dicembre 1970, mi occupo di informatica praticamente da sempre, e sono arrivato a Medjugorje il 30 Dicembre 2001: dopo il 50° "viaggio" (da pellegrino, da "guida", da "reporter") ho smesso di contarli.

Attraverso Medjugorje, ma soprattutto attraverso i messaggi, ho ricevuto innumerevoli Grazie, fra le quali quella di essere ancora in vita, e quella di aver raccontato "per via telematica" proprio dal 2002 quanto ho avuto il dono di vivere in questa "oasi di Pace".