
Carissimi,
con il ritorno delle Domeniche del “Tempo Ordinario” (ed in particolare la seconda, visto che la prima liturgicamente non esiste, coinciderebbe infatti con la festa del battesimo di Gesù) ci sarebbe da chiedersi quali frutti di conversione abbia prodotto in noi il tempo di Avvento ma soprattutto il tempo di Natale.
Il Vangelo di Oggi (Gv 1,29-34) ci offre uno spunto singolare di riflessione, se solo ci fermiamo a riflettere: ogni volta, infatti, che partecipiamo alla Santa Messa, poco prima della Comunione siamo ormai “abituati” a sentire il solito “invito”:
Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo
Nell’accezione corrente della nostra lingua italiana quel verbo “togliere” ha un suono netto, pulito, quasi “chirurgico”: ci può far pensare a qualcuno che rimuove un ostacolo dalla strada, o a un colpo di spugna che cancella una macchia dalla lavagna … un’operazione sostanzialmente istantanea ed indolore …
Eppure, se ci doniamo del tempo di qualità per riflettere davanti al Crocifisso, non abbiamo difficoltà ad accorgerci che … qualcosa non torna! Quel “togliere” infatti non è in grado di cogliere la pienezza del significato del dramma della Passione e quindi del senso della Croce.
La liturgia in lingua latina ed in particolare il testo in greco del Vangelo ci vengono entrambi in aiuto per correggere la nostra prospettiva: quando il sacerdote dice “Ecce agnus Dei, qui tollis peccata mundi” sta significando qualcosa di molto più profondo rispetto a quanto si immagina di solito, perchè il latino tòllere (così come il greco àiro usato dall’evangelista Giovanni) non significa semplicemente “eliminare”, ma il suo significato primario è quello di sollevare da terra, innalzare, prendere su di sé.
L’immagine non è quella di un pulitore che fa sparire lo sporco, ma quella di un uomo forte che vede un macigno che ci sta schiacciando, si china, lo solleva da terra e se lo carica sulle proprie spalle.
Gesù “toglie” il peccato del mondo non cancellandolo senza sforzo con autorità (potrebbe) ma portandolo via fisicamente, ed in particolare pagando di persona il “prezzo” di quel trasporto, facendosene carico in prima persona.
Qui non stiamo parlando di semplici sfumature linguistiche, ma di qualcosa che ci riporta al cuore della profezia di Isaia sul Servo Sofferente: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4).
Ecco la vertigine dell’Amore di Dio: il peccato ha un peso specifico enorme! Crea conseguenze, ferite, debiti … e Dio non fa finta di nulla, ma decide di assumere quel peso! Il perdono cristiano non è un’amnistia burocratica, è un trasferimento di carico: dalle mie spalle curve, alle Sue spalle piagate.
Volgendo inoltre lo sguardo a Maria, sotto la croce potè vedere con i suoi occhi cosa significa quel “Tollis”: suo Figlio schiacciato fisicamente e spiritualmente dal male della storia.
Maria non poteva “togliere” quei peccati (solo l’Agnello di Dio poteva farlo) ma in quel momento Lei com-patisce: sta lì (stabat Mater) partecipando al dolore del “portatore” … e proprio perché ha visto quanto costa quella Pace (pagata a caro prezzo col sangue dell’Agnello) Lei ne è diventata Regina e custode.
Questa riflessione linguistica può avere un impatto importante sul nostro modo di pregare: quando ci confessiamo o quando invochiamo l’Agnello di Dio, non stiamo chiedendo una “pulizia rapida”, ma stiamo compiendo l’atto di affidare il nostro peso a quel Qualcuno che ha detto: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi” (Mt 11,28).
Lasciamo allora che sia Lui a fare la fatica di portarli: smettiamo quindi di trascinare i nostri rimorsi e i nostri errori come se dovessimo espiarli da soli, consegniamoli a Colui che è sceso dal Cielo proprio per prenderseli sulle spalle, affinché noi potessimo camminare più leggeri verso la Pace, e cerchiamo di non cadere nell’errore di non perdonare noi stessi quando siamo stati perdonati da Dio in persona!
Questo è lo spirito giusto con il quale riflettere sul tempo di Natale passato: abbiamo vissuto con abitudine il solito “annuncio”, o ci siamo fermati qualche istante almeno a riflettere sul concetto di “nascita”?
Buon cammino del tempo ordinario, con Maria Regina della Pace.
Castagnola di Minucciano
18 Gennaio 2025
Marco Piagentini
P.S. La traduzione “Togliere” in se non è affatto sbagliata, ed il riferimento alla liturgia in latino non solo non fa riferimento a quella preconciliare, ma non vuol certo alimentare quella polemica “fondamentalista” che dopo il Concilio Vaticano II va tutto peggio: di sicuro forse non tutto è andato come ci si sarebbe aspettato dai documenti fondanti, che restano fra gli scritti più alti che il magistero della Chiesa abbia mai prodotto, ma la questione di oggi era veramente “linguistica” … e poi prima del concilio quel “tollis” non lo capiva quasi nessuno (a parte gli studenti di teologia ed i migliori studenti di latino, ovviamente).
