
Carissimi,
chi mi segue da anni sa che sono di Terni, ma ormai da due anni sono residente in Alta Garfagnana, nella graziosa frazione di “Castagnola di Minucciano” dove sto ristrutturando un edificio in cima al paesino vista lago come “Eremo della Regina della Pace”, una definizione apparentemente altisonante e impegnativa, che in realtà aprirà l’anno prossimo come semplice Bed and Breakfast, però a tema: elementi di “Medjugorje” saranno ovviamente presenti qua e la, tutta la letteratura in temi di apparizioni mariane sarà disponibile nelle camere, ma soprattutto non mancherà una Bibbia e una Liturgia delle Ore su ogni comodino.
Nel contesto del mio territorio è stata organizzata una “Comunità Pastorale”: in pratica il parroco di una delle frazioni più abitate della zona è in effetti parroco anche di una trentina di frazioncine, che ormai da anni non hanno più la messa domenicale, un dono riservato alle tre o quattro frazioni più grandi per ovvi motivi di scarsità di vocazioni.
La parrocchia principale della zona è dedicata ai Santi Pietro e Paolo ed in occasione dell’importante solennità dello scorso 29 Giugno ha visto svolgersi un evento che, riportando alla lettera le parole del parroco “chissà da quanto non si vedeva una prima Messa qui a Piazza e chissà quando vi si vedrà la prossima” … e detto da un ex rettore di seminario, il tutto assume uno spessore ancora più evidente: una consapevolezza che ha reso questo evento storico in senso generazionale per tutta l’Alta Garfagnana.
Nella Diocesi di Lucca infatti il 14 Giugno sono stati ordinati presbiteri gli ultimi due seminaristi italiani, ed in particolare Don Emanuele ha avuto modo di vivere buona parte della sua diaconia transeunte proprio in alta Garfagnana, oltretutto in un contesto in cui uno dei parroci storici della zona è tornato alla casa del Padre, e proprio per questo motivo il Vescovo ha pensato bene di lasciarlo fra noi fino a fine Agosto ed in particolare di disporre che la sua prima Messa fosse celebrata la sera dello scorso 28 Giugno
Da parte mia ho pensato di regalare non solo a Don Emanuele, ma all’intera comunità pastorale uno dei miei servizi fotografici, che ho avuto modo di curare più del solito, considerando che ora sono anche formalmente “fotografo Professionista”.
Il Link all’intero album fotografico disponibile a mezzo Google Photos è il seguente …
https://photos.app.goo.gl/EwUu6xQuJFHHG6t18
.. ma all’interno di questo articolo condivido con voi alcune considerazioni su qualche scatto specifico per darvi un idea di quanto la prima messa sia “importante” per un Sacerdote Novello, e quanto sia grande per un territorio avere la grazia di poter vivere un evento di questo tipo.
Per chi di noi è stato testimone delle catechesi di Padre Jozo da Siroki Brijeg ci risuonino in mente le sue ammonizioni che nella sostanza significavano che “senza sacerdote non c’è Santa Messa” e che talvolta prendevano toni bruschi del tipo “Senza sacerdote non c’è perdono, senza perdono non puoi vivere, tu sei morto dentro” … frase che nel suo italiano incerto era però efficacissima e arrivava dritta al cuore come una lancia.

Andiamo quindi a rivivere la liturgia, a partire dalla processione d’ingresso, dove il Parroco Don Marcello Giovanni Franceschi don Revocat Habiyaremye “affiancano” il loro nuovo “collega”, anche loro ben consapevoli del privilegio loro concesso di tornare indietro al giorno della propria ordinazione, che per Don Marcello in particolare coincide con il suo anniversario: questo infatti l’album che scattai due anni fa per il suo 25° esimo, di ben altra qualità (ero impegnato nella processione, e non potei far altro che “rubare” qualche scatto quando la cosa non era troppo inopportuna).
https://photos.app.goo.gl/Hkr6xEWUTLT83XoMA
Cosa può fare secondo voi un Sacerdote alla sua prima Messa? Celebrare una Santa Messa, in un certo senso come tutte le altre: c’è una ritualità da rispettare, in questo caso sia nei colori liturgici sia nelle prescrizioni tipiche della Solennità, ad esempio nell’uso rituale dell’incenso che tutti ormai conosciamo bene: non mancano quindi i saluti, i ringraziamenti, la prima omelia, e quant’altro, ma poi accade qualcosa che tutti sottovalutiamo abbondantemente nella prima liturgia Eucaristica, talmente eccezionale che ad essa è sempre annessa un’indulgenza plenaria sia per il Sacerdote celebrante che per tutti i fedeli presenti …

Guardiamo questa scena, osserviamo bene, e riflettiamo tutti insieme (si, mi ci metto anche io): Gesù ha appena mantenuto una promessa solenne, e per la prima volta ha “obbedito” alle parole del suo nuovo consacrato: quell’ostia che vediamo in foto è mutata nella sua sostanza, e ora li dentro il nostro buon Gesù è Presente.
E’ presente li come in ogni ostia che era già stata consacrata nel tabernacolo della parrocchia, con la stessa presenza che c’è in ogni ostia conservata in ogni tabernacolo del mondo, con la stessa medesima presenza che c’è nell’ostia magna delle adorazioni plenarie a Medjugorje: questa presenza, teologicamente identica in ognuno dei casi che ho citato, è per noi un mistero grande, e per quanto sia immenso per chi celebra contemplare sul “potere” che ha appena ricevuto, meditare la cosa con profondità non rende meno grande il mistero per chi partecipa ad ogni liturgia eucaristica!
Fra le singolarità di questa messa novella, un’altra “prima” che è invece è inconsueta per i nuovi ordinati, in particolare in questi tempi moderni: il primo Piviale di Don Emanuele … si, perchè quando a fine messa si è volto verso il parroco chiedendo indicazioni su come dare la benedizione solenne, forse non era stato preparato al fatto che qui è consuetudine impartirla alla fine della processione alla quale nessuno dei partecipanti si sarebbe mai sognato di mancare, e non certo solo per tradizione. Ecco quindi dopo pochi minuti apparire il prete novello con una veste liturgica ormai dimenticata dai più, con due giovani ministranti a tenerne elegantemente i lati ne più ne meno di come si fa per un vescovo in processione per il corpus domini: la scena è ovviamente bella in senso fotografico, ma anche in senso liturgico è capace di esprimere un qualcosa di molto profondo e, ahime, per lo più perso dalle nuove generazioni.
Doveste infatti venire a visitare la garfagnana, non c’è chiesa che non abbia i suoi reliquiari, molti anche veramente preziosi, e durante la liturgia un’orazione tratta opportunamente dal Benedizionale (nello specifico dalle benedizioni in occasione delle feste patronali” recitava “Ti benediciamo, Signore, Padre santo, perché hai concesso a questa comunità di avere come custodi e patroni i santi Apostoli Pietro e Paolo.
Tralasciando la consueta polemica che vede le chiese che vantano una reliquia della santa croce dimensionare quest’ultima in metri cubi, in realtà avere una reliquia di San Pietro a un ora e mezzo di stradaccia da Lucca non è così improbabile, ma resta una grazia molto importante: ecco perchè onorarla una volta l’anno e portarla fra le strade del borgo è tutto fuorchè devozione spicciola.
da completare:
Ecco quind iche la benedizione solenne con la reliquia del Santo, forse il vero fulcro visivo e spirituale della giornata, immortala il momento culminante sul sagrato della Pieve millenaria. In una composizione che incornicia don Emanuele al centro del portale in pietra, avvolto dalla luce calda proveniente dall’interno della chiesa, lo vediamo impartire la benedizione solenne. È fondamentale notare la precisione liturgica del momento: don Emanuele indossa il sontuoso piviale rosso, colore del martirio dei Santi Pietro e Paolo, e innalza il reliquiario a ostensorio d’argento stringendolo saldamente tra le mani (senza l’uso del velo omerale, riservato esclusivamente alla benedizione eucaristica). Al suo interno è custodita la reliquia ex ossibus di San Pietro. Ai suoi lati, i chierichetti allargano i lembi del piviale aprendo la scena come un sipario sacro, mentre i fedeli con i ceri accesi assistono nel più profondo raccoglimento.
- Conclusione: queste immagini non sono solo la cronaca di una festa di paese. Sono il ritratto di una Chiesa viva, di radici antiche che si rinnovano e di una comunità che ha saputo stringersi attorno al suo nuovo sacerdote, custodita dall’alto e pronta a guardare al futuro con rinnovata speranza.
