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Ormai è un mese che siamo in Italia. Non vedevo l’ora di arrivare, non mi sembrava vero di avercela fatta, passaporti, timbri in regola, autocertificazioni, autodenuncia all’Asl e poi, finalmente, il dono di riabbracciare i miei cari. Abbiamo vissuto il lockdown nella grazia di Medjugorje, immersi in un’atmosfera di profonda preghiera e di ringraziamento quotidiani, poi si è aggiunta la prova di essere tagliati fuori dai collegamenti con l’Italia. Non importa. Mi è stato insegnato che la vera fede continua a chiedere per poi ottenere. Ho imparato che ciò che sembra il peggio in alcune situazioni ha un riscontro di grazia nel presente e nel futuro. Ho trovato, però , purtroppo, gli Italiani feriti, inquieti, a tratti incattiviti, comprensibilmente, ma profondamente smarriti soprattutto di fronte al susseguirsi di notizie in contrasto fra loro. La paura di ammalarsi e di perdere il lavoro sono comprensibili ma non devono, ripeto, non devono togliere la pace e la gioia di vivere il giorno presente. La vita in Italia è superiore alle aspettative dei cittadini di tanti paesi anche europei.
Continuo a vedere bei vestiti, scarpe, capelli sempre ben acconciati e in ordine, unghie perfette e locali pieni, anzi, strapieni. Grazie a Dio per chi ha lavorato bene, nonostante le pessime previsioni. Mi dispiace, però, vedere un benessere apparente ma il cuore ferito e deluso nei rapporti umani. I vostri racconti sono carichi di un dolore lancinante non perché manchi il pane, ma perché mancano l’amore e la comprensione. Se non affondiamo le radici nella preghiera, saremo sempre più vuoti e infelici. Vaghiamo alla ricerca dell’abitino diverso nei negozi, per distinguerci, per mostrarci sempre curati nonostante il momentaccio, ma in spiaggia cerchiamo sguardi di comprensione. Si può essere profondamente soli e isolati anche in un lido affollatissimo, perché manca l’amore. Le cose materiali ci servono, ma passano. Sono mancate tante persone che avevano dei risparmi importanti, ma nulla potrà colmare il vuoto lasciato dall’assenza della loro voce, questo può farlo solo la comunicazione quotidiana con Dio nella preghiera. Solo in Lui c’è la certezza di un futuro migliore, pieno di luce. Non dimentico le parole di Marija Pavlovic, che avevo già ascoltato dalla sua viva voce alcuni anni fa :” Se non pregate, impazzirete” , oppure quelle di Suor Kornelija:” puoi avere un portafogli gonfio così, ma il cuore è vuoto”…

Vostra Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.