Se non si fosse fermato il mondo intero, non avremmo fatto caso al “grido” del silenzio. Quanti non avrebbero percepito il richiamo di Cristo in seno alla Chiesa stessa, se le nostre Messe confusionarie, disturbate dal parlottare tra i banchi, non si fossero fermate? Quante volte abbiamo contemplato il piatto in tavola, in questi giorni di pandemia, ringraziando il Signore per averci mandato da mangiare, mentre in passato, in preda alle nostre corse tra i vari impegni, nella breve pausa pranzo, ci avventavamo sul cibo senza neanche farci un Segno di Croce?

Anche Medjugorje si era come addormentata per il coronavirus e, con lei, i parrocchiani. Si sta destando dal suo sonno ma non ci sono alberghi aperti, pullman che circolano e taxi affaccendati. C’è solo l’eco dell’altoparlante della Chiesa, da quando siamo tornati alle funzioni sacre. Quante volte, negli anni precedenti, non si poteva neanche sentire il suono delle campane per il rombo dei motori, in quel correre chiassoso di guide e capigruppo, per richiamare i pellegrini avanti al sagrato, prima che arrivasse la polizia a fare le multe? Neanche durante la guerra degli anni 90 Medjugorje è stata così vuota. Forse solo la guerra del Kosovo aveva scoraggiato i pellegrinaggi, credendo di incappare nei combattimenti, che erano comunque molto distanti, ma qualcuno veniva lo stesso

Sta cambiando anche il volto di questo villaggio in mezzo ai monti, in questo periodo di fermo generale. Non ci sono pellegrinaggi ma si lavora instancabilmente e ci saranno sorprese per chi tornerà qui, dopo tanto tempo. La strada tortuosa che porta dalla rotatoria con la statua della Madonna con il Bambino fino al ponticello nei pressi della fermata degli autobus, è stata messa in sicurezza con il guard-rail, là dove costeggia il torrente che scorre accanto alla parrocchia. In un grande spazio che hanno ottenuto spianando il terreno roccioso, vicino a un noto hotel , sorgerà forse un grande parcheggio. Qualcosa bolle in pentola, lo si prevedeva osservando le ristrutturazioni alla Croce Blu, l’illuminazione nella via dei campi, le ruspe parcheggiate nei pressi di San Giacomo. Anche se tutto sembra dormire, si lavora alacremente. Chissà cosa si presenterà ai nostri occhi tra qualche mese…

Tutto questo è segno di speranza, inutile girarci intorno.

Ci attende qualcosa di grande, come è stato grande questo periodo di gravi difficoltà, se offerto con l’intenzione di convertirsi e riportare anime a Cristo. Non dimenticherò mai quella definizione di Padre Marinko: un’opportunità.

Avremo di fronte un futuro di probabile impoverimento materiale ma di enorme ricchezza spirituale, che ci farà assaporare ogni giorno di vita concessoci dal Signore, con un gusto nuovo, quello del ringraziamento, della riscoperta della semplicità delle piccole cose. Quante volte osservavamo giovani ( e meno giovani) stanchi di dover necessariamente ricorrere alla “movida” per conoscere qualcuno , incrociando sguardi spenti, infelici, alla ricerca di qualcuno da amare? Quanti giovani erano e sono stufi di doversi confrontare con uscite all’insegna dei pettegolezzi, del criticare i vestiti di un’amica perchè già indossati in un’altra occasione? Quante volte tornavano a casa più tristi di prima, senza essersi neanche divertiti e stanchissimi, o ubriachi? Quante volte anche noi abbiamo preferito piangere in silenzio perchè il divertimento offerto dal mondo non poteva colmare il nostro bisogno di essere amati, ma ci rendeva come drogati, desiderosi di qualcosa di diverso, di nuove emozioni, nuove avventure, senza mai saziarci?

Quanto è bello, invece, incontrare Cristo, soprattutto in questo periodo di silenzio generale, e scoprire che Lui non vuole da noi vestiti nuovi, costosi, firmati, la moda all’ultimo grido, non vuole che facciamo tardi la sera alla ricerca di qualcosa che non può renderci felici, che rischiamo la vita sulle strade per sballarci, ma vuole solo riempirci del Suo amore? Ci vuole sazi, ristorati, riposati, soddisfatti di come spendiamo ogni minuto della nostra giornata. Ci vuole pronti ad offrire la Croce per conoscere la felicità, quella vera.

Straordinario, di questi tempi, è il ritornare alla semplicità, all’incontro con quella persona che osserviamo ogni mattina nello specchio, che è fatta a immagine e somiglianza di Dio, ma a cui non chiediamo neanche :”Come stai? Hai dormito bene? Perchè hai pianto stanotte?” . Se noi non siamo capaci di amarci, lasciamolo fare a Gesù. Facciamoci una vita semplice perchè solo così saremo felici: avremo più tempo da dedicare a noi stessi e a coloro che amiamo, senza doverci distruggere psicologicamente per cosa fare o non fare a capodanno, come vestirsi per una certa festa o per frasi come :”Cosa diranno le amiche dei miei 40 anni senza ancora aver trovato il fidanzato”.

In una vita semplice si trova spazio per amare gli altri e non gli oggetti. Nella semplicità si impara ad apprezzare il cibo messo in tavola ogni giorno e a ringraziare. Si impara a mettere Dio al primo posto.

Quando Dio è al primo posto, tutto scorre con amore, ogni minuto della giornata, ogni complicazione e sofferenza è motivo di offerta, di espiazione affinchè gli altri conoscano il Suo essere Padre. A che mi serve un abito costoso se sono alla presenza del Signore? Le cose belle non devono necessariamente costare molto, per essere presentabili. Quante persone sono imbruttite dalla cattiveria, pur essendo ricoperte di gioielli e avendo indosso dei capi d’abbigliamento dal valore complessivo di 2000 euro? Quanto brilla la pace sul volto di un uomo o donna che ha incontrato Cristo, pur non avendo gioielli? Il valore della pace del cuore è incommensurabile.

Quante volte, in preghiera o in adorazione, capita di perdere il senso del tempo, dello spazio, di non avvertire la fame o la sete e desiderare solo di non avere distrazioni che ci separino da quello stato di grazia?

Com’è grande e bello ciò che Lui ci prepara? Non ci chiede di “essere qualcuno”, di avere titoli o il portafogli gonfio, ma solo il nostro cuore. Quante volte, contemplando le foto dei nostri nonni, invidiamo quella pace del non aver nulla di ciò che il mondo contemporaneo pretende, ma avere tutto? Avevano la ricchezza dell’essenziale, ed erano bellissimi nella loro semplicità. Il vestito buono si metteva solo nelle grandi occasioni ed era una gioia indossarlo. Fino a poco fa per noi i vestiti erano “usa e getta”, proprio come il cuore di tante persone ferite dalla superficialità e dal materialismo che aveva stritolato la società.

Facciamo in modo che , una volta debellato il coronavirus, ci liberiamo anche di ciò che crea schiavitù e dipendenze.

Vieni Spirito Santo, e rinnova la faccia della terra…rinnova anche la Chiesa.

Vieni Spirito Santo, vieni per mezzo di Maria, Amen.

Citluk, 30 maggio 2020, Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.