Torno a casa dopo quasi due mesi trascorsi a Medjugorje a casa dei miei cognati, una bellissima esperienza, in un momento così drammatico e dopo il trauma della chiusura delle frontiere agli italiani e poi a tutti gli altri, la condivisione degli spazi familiari, facendo attenzione a non contagiarsi fuori.

Ho trovato il calendario fermo a marzo, mi sembra la storia della Bella Addormentata, che racconto a mia figlia prima di dormire, e questi due mesi sembravano lunghi come cent’anni.

Intanto le orchidee sono piene di boccioli. Lo vedo come in segno di speranza, di rinascita.

Soffro molto per gli italiani, inutile negarlo. Noi qui siamo tornati alla normalità.

Oggi anche a Mostar erano tutti in strada e nei locali, pieni di gente. I parrucchieri e i centri estetici lavorano alla grande, sono stati riaperti anche i ristoranti.

I bar pullulano di persone desiderose di godersi il sole. Ti chiedono solo di disinfettarsi le mani prima di entrare, facendo trovare i prodotti all’esterno, e mantenere una certa distanza. Tutto qui. Non ci sono nuovi contagi.

Apriranno a breve anche i centri di calcio scommesse, in vista del ritorno del campionato di calcio in Germania. La vita è ripresa e tutti vogliono respirare, vivere, sono felici di ritrovarsi.

Nessuno si avvicina troppo agli altri interlocutori per non rovinare tutto, è una libertà guadagnata a caro prezzo. Il traguardo più grande è stato la Santa Messa, e da poco abbiamo di nuovo anche quella degli italiani.

Non sto a dirvi quanto sia angosciante leggere le notizie dall’Italia, perché anche qui la situazione lavorativa è drammatica, essendo un paese povero, fuori dalla comunità europea, ma tutti affondano preoccupazioni e ansie nella preghiera. Tutti.

I Croati dell’Erzegovina sono la mia forza. Mi danno coraggio. Soffrono in silenzio, nessuno va a denunciare gli altri se non portano la mascherina: pregano e vanno a Messa. Soffrono insieme, la pensano in modo simile sui valori della vita.

Ci troviamo lì ogni sera, nella spianata di San Giacomo. Tutti pieni di malessere che viene trasformato in un profondo benessere ai piedi di Colui che muove il mondo.

La voce dei frati che pregano in ginocchio i misteri del Santo Rosario è sempre un balsamo per me. Vedo il loro saio svolazzare a causa del solito vento impetuoso ma loro sono sempre fermi, impassibili: li muove solo la preghiera profonda.

Al momento della Comunione, se ti avvicini con i bambini, fanno un segno di croce a distanza per non toccarli, mentre prima lo facevano sulla fronte, ma non li lasciano tornare alla propria panchina senza benedizione.

Sono gesti che costituiscono una linfa vitale. Sostengono lo spirito, consolano.

Vi abbraccio!

Citluk, 15 maggio 2020
Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.