La pioggia torrenziale del 2 maggio 2020 su Medjugorje

Sono le 5,30 del mattino. Mi sono svegliata per il ticchettio della pioggia battente. Il sole sorge su un 2 maggio incredibilmente diverso dagli anni precedenti, senza pellegrini che procedono cantando e pregando verso Bijakovici, senza taxi che sfrecciano (questo non dispiace), senza folla, senza divieti di circolazione dei pullman (perché non ce ne sono), senza profumo di caffè fumante dai bar aperti dalle 5.

Mai vista una Medjugorje così, soprattutto a maggio: per trovare posto in un albergo si doveva prenotare un anno prima.

Con questa pandemia ci è stato tolto tutto e, per più di un mese, ci è stato “nascosto” anche lo Sposo: Che succede in questo 2 maggio 2020?

Il 10 marzo sono state chiuse le frontiere agli italiani, il 18 marzo Mirjana ha comunicato al mondo che non ci sarebbero state più le apparizioni del 2 mese, e il 20 marzo i frati hanno annunciato la decisione di celebrare a porte chiuse.

Il coronavirus ha travolto Citluk e Medjuorje come un torrente in piena fino al 20 aprile, festa della Divina Misericordia, in cui sono calati improvvisamente i contagi.

Oggi, 2 maggio 2020, con grande gioia dei parrocchiani, la chiesa di San Giacomo riapre per le celebrazioni con i fedeli e riavremo Lui, il nostro Pane del Cielo.

A chi ha seguito la pedagogia Materna, non può sfuggire un dettaglio: dopo aver insegnato, esortato, pianto e gioito con noi, Maria si fa da parte, il turbinio della pandemia ha portato via ogni rumore e movimento umano, inutile, portatore di disturbo e distrazione, per lasciare il posto al solo Unico e Sommo bene: Gesù.

Siamo ricchi più di prima: adesso lo sappiamo; eravamo ricchi, ma lo ignoravamo; siamo tutti impoveriti materialmente, ma abbiamo di nuovo Gesù.

Un forte senso di smarrimento regnava nei cuori, dal 18 marzo, soprattutto dei pellegrini italiani, già spaventati dal lockdown, per la notizia che non avremmo avuto un nuovo messaggio il 2 di ogni mese, ma era diventato qualcosa di scontato, fino al punto di banalizzarlo.

Il 19 marzo Padre Marinko, il Parroco di Medjugorje, ha radunato tutti intorno allo schermo del PD per un messaggio di conforto, richiamandoci a erigere come modello la figura di San Giuseppe, che si è fidato e lasciato guidare dal Signore, ma molti erano terrorizzati perché convinti che avrebbe annunciato qualcosa in merito ai dieci segreti: niente paura, era solo un invito a fidarsi e affidarsi per carpire il meglio di questa esperienza pandemica.

Non vi nascondo che non sopportavo più il baccano del 2 del mese, in particolare a maggio, giugno, settembre e ottobre; non mi mancano affatto quei momenti di confusione e trambusto generati dall’uomo: per ritrovare la pace a Medjugorje bisognava aspettare che partissero tutti.

Si vedevano andare via gli ultimi pullman, quasi tirando un sospiro di sollievo per noi, ma presagendo le loro file estenuanti alla frontiera, prima dell’ imbarco a Spalato. La pazienza degli autisti!

Chi mi conosce sa quante volte ho ribadito che gli autisti diventavano santi già in terra, per la loro pazienza di guidare nelle strade di Medjugorje, per la “vignetta” da pagare, per lo stress degli ultimi acquisti prima di ripartire, per ogni tipo di “rogna” in cui si incappava nelle date particolarmente affollate, come le disavventure alle frontiere. Per non parlare dei parcheggi ricavati nei cunicoli più angusti, ottenuti dai litigi tra proprietari delle pensioni e degli alberghi, forse mai riconciliatisi tra loro, per motivi come questi. Un metro quadro di terreno valeva come l’ oro, quindi abbastanza per non rivolgere più la parola ai vicini, e per compromettere rapporti tra consanguinei.

Il due del mese era diventato motivo di lamentele per tutti, soprattutto per gli italiani, perché non si riusciva a stare “vicino alla veggente” alla Croce Blu, perché andavano accanto a lei “sempre gli stessi”, “non si vedeva niente” o si pretendeva di aver ragione per aver visto qualcosa.

Adesso tutto tace: non ci sono pellegrini, non ci sono rumori, profumo di caffè o puzza di smog dei taxi e dei pullman; a me nessuno porterà un sorriso dall’Italia, nessuno mi chiamerà per dirmi di andare a salutarlo in albergo dopo pranzo, per prendere il caffè insieme, per darmi un vassoio di pasticcini portato con amore dall’Italia o la valigia con i regali di mia madre.

Sarà un 2 maggio di profonda solitudine, soprattutto per i pochi italiani “superstiti” perché rimasti qui dopo la chiusura improvvisa delle frontiere e disseminati tra le varie comunità, ma sarà un 2 maggio di rinascita.

Cominciamo a comunicare tra di noi per consigliarci su come muoverci, ancora timorosi di incontrarci, nonostante l’ abolizione delle restrizioni da parte delle autorità: facciamo tutti capolino, come i boccioli di primavera che cominciamo a sbocciare dopo un lungo inverno.

Ci ritroveremo davanti a Gesù, in chiesa. La Madonna ha lasciato il segno, facendosi avanti, in tutti questi anni, per poi ritirarsi e ripeterci: “Fate quello che Lui vi dirà”. E oggi torniamo a Messa a Medjugorje.

Tu Maria sarai presente, dopo aver bene insegnato, esortato e spronato ognuno di noi. Non ci lasci soli, sei più presente che mai! Ci lasci in compagnia del dono più bello che tu potessi farci : Tuo Figlio Gesù.

Grazie per il dono della prova, del dolore e dello smarrimento di questi mesi: non si poteva continuare con questo rumore, avevamo bisogno di silenzio e di un cuore nuovo, purificato dai “benefici della pandemia”.

Anche per i parrocchiani è tempo di tornare non soltanto alle origini, alle strade deserte intorno alla chiesa, come si presentava nelle foto dei primi anni 80, ma all’unico Bene, per cui i nonni e gli antenati avevano dato il sangue in passato: la fede, l’appartenenza a Cristo.

Non ci sarà nulla di più grande,questa sera alle 18, di sentire il sacerdote pronunciare la frase ” Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.

Grazie Signore, perché la pandemia ci aveva tolto tutto: le certezze, il caos, i pochi soldi, il lavoro, la Santa Messa e tu, oggi, ci doni di nuovo Te stesso.

Krstine (Medjugorje) 2 maggio 2020
Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.