Cari amici e amiche, come state?

Io sono impaziente, perchè non ricevo la Santa Comunione dall’ ultima Messa a chi ho partecipato “fisicamente”: quella delle 18 del 19 marzo, Solennità di San Giuseppe. Trentasei giorni senza Eucaristia, una sofferenza immensa. Ricordo che, quella sera, ero pervasa da una strana sensazione, come un presentimento che mi angosciava: temevo che si dovesse giungere, per cause di forza maggiore, alla chiusura delle Chiese, come in Italia. Non era ancora esploso il covid 19, qui nel Brotnjo ma, di lì a poco, avrebbe lasciato il segno.

Quella sera ho fatto una vera e propria corsa a ostacoli per raggiungere in tempo la chiesa parrocchiale di Citluk, sistemando le bambine, lasciando pronto tutto ciò che potesse servire in mia assenza, per quanto breve ( e una mamma sa bene che manca sempre qualcosa ) e potermi immergere nella celebrazione. Mi sono “accontentata” di un posticino sul muretto esterno, ma ero felice: ero a Messa! Due giorni dopo, abbiamo saputo che, per prudenza, i parroci della zona avevano scelto di celebrare a porte chiuse, fino alla fine dell’emergenza. Un colpo al cuore, ma me lo aspettavo.

Credo che ci siamo resi conto tutti, in ogni parte d’Italia e d’Europa (ma non del globo, perché moltissimi cristiani subiscono persecuzioni di ogni tipo e non hanno libertà di culto, fin dalla loro nascita), di quanto eravamo benedetti nel poter scegliere in quale chiesa prendere parte alla Santa Messa, a quale orario, se all’aperto o all’ esterno, prima di trovarci a seguire “online” le celebrazioni.

Sono stata sempre impressionata dalla sofferenza dei cristiani perseguitati, per la loro perseveranza e per il loro essere pronti anche a rifugiarsi nelle catacombe, pur di prendere parte al banchetto eucaristico. Mi faceva male, invece, osservare il chiacchiericcio nelle nostre chiese in Italia, e mi stupivo del silenzio e della disciplina dei croati in Erzegovina: durante la Santa Messa non si parla, ci si deve inginocchiare quando il sacerdote impone le mani per la Consacrazione, e si spengono i cellulari. non si discute! I lunghi secoli di dominazione Ottomana e i terribili anni di comunismo, con il sangue versato di innumerevoli martiri, che hanno tinto di rosso questa terra, hanno forgiato l’ oro con il fuoco. Il Fuoco dello Spirito . L’ eredità di questi martiri è stata trasmessa di generazione in generazione ma, anche qui, era necessario che i parrocchiani sentissero la santa mancanza dello Sposo, per apprezzarne la presenza e ricordarsi del sacrificio dei loro genitori, nonni e progenitori. Quelle parole di Padre Marinko echeggiano nella mia mente dal giorno del suo messaggio ai parrocchiani, ed era proprio il 19 marzo: sfruttare questo tempo, utilizzarlo come un’opportunità.

Come era possibile che il parroco si rivolgesse ai fedeli, atterriti dall’avanzare di un’infezione simile, che di lì a poco avrebbe colpito pesantemente il comune di Citluk, parlando loro di “opportunità”? Solo un cuore aperto ai disegni del Signore, può comprenderne il significato, ma fa fatica ugualmente. Solo il profumo della preghiera raggiunge il cuore di Dio, come l’incenso che sale dall’altare verso l’alto, durante una funzione religiosa. Un profumo che si diffonde e che consola, che riporta alla presenza di Gesù, vivo e vero, con il cuore ferito d’amore, e con le braccia spalancate, in paziente attesa.

I pastorelli di Fatima chiamavano “Gesù nascosto” il Santissimo Sacramento e si assegnavano dei turni di adorazione per non lasciarlo mai solo. La purezza dei bambini…! Quante volte ci ricorderemo di questi giorni difficili, senza Gesù Eucaristia? E quanto apprezzeremo ciò che stiamo ancora vivendo, nel momento in cui potremo riceverLo di nuovo?

Qui da noi, nel territorio di Citluk, sarà un’attesa breve, alcuni si aspettavano che già da oggi si potesse tornare tra i banchi della Chiesa, ma è solo questione di tempo. Si sa che manca veramente poco. A Mostar il Vescovo ha già celebrato nei giorni scorsi, lasciando i fedeli liberi di non partecipare, se timorosi di contrarre l’infezione. Capite? Non solo ha celebrato in presenza di cinque fedeli all’interno della Cattedrale e altri, all’esterno, con le doverose precauzioni, ma non ha biasimato coloro che non se la sono sentita di presenziare.

In Italia, mi dispiace sottolinearlo, non si riesce ancora a trovare una soluzione al “problema” Messa, ai vertici, ma le motivazioni sono molteplici ed è difficile trovare un responsabile, perchè, quasi sicuramente, non c’è.

Nonostante la tenerezza dei parroci che, con tutte le proprie forze, si sono impegnati dall’inizio della pandemia a far arrivare la propria voce paterna e rassicurante nelle case, con liturgie online, microfoni dall’alto dei campanili, videomessaggi e ogni tipo di sollievo per lo spirito, per non parlare di quanti di loro hanno dato la vita in questa pandemia, sembra di essere ancora in alto mare per tempi e modalità di ritorno alla vita sacramentale per i fedeli (ma potrei sbagliarmi).

Non so se ci siamo mai messi nei loro panni, invece di farli annaspare nel fango della polemica e della ricerca del colpevole. Proviamo solo per un attimo a immaginare come si senta un pastore che sente belare le sue pecorelle, che smania dal desiderio di portare loro nutrimento ma deve fermarsi sull’uscio dell’ovile. Riuscite a percepire lo strazio di un Sacerdote, di un Vescovo, del nostro Santo Padre? Non sono state scelte facili, tutto questo ha spezzato il loro cuore più del nostro, ma a noi è dato di cambiare in grazia questa sofferenza. Il Papa ci ha fatto conoscere il suo parere in diverse omelie…ed è dalla parte del suo gregge.

San Pio da Pietrelcina amava ripetere che , quando non riusciamo proprio a comprendere le modalità con cui il Signore decide di parlarci, dobbiamo avere l’atteggiamento di un bambino che si siede ai piedi della sua mamma che ricama: da sotto, il tessuto si presenta come un groviglio di fili, non si capisce nulla del lavoro che prende forma sotto quelle mani laboriose ma lei, da sopra, sta realizzando un bellissimo disegno. Il bimbo lo vedrà solo quando lei lo girerà, ma lui si fida, sapeva già che la madre stesse realizzando qualcosa di molto bello. Con questa stessa fiducia dovremmo imparare noi a disporci, non solo nella presenza prova e necessità, ma in ogni momento della nostra vita. Lasciar fare a Dio il Suo lavoro.

La pandemia non viene da Dio e lo sappiamo bene, non potrebbe mai venire da Lui una simile ecatombe, una tragedia che ha riscosso un esoso tributo in termini di vite umane tra laici, religiosi, medici, infermieri, anziani e giovani, un angosciante periodo di paura, di sconforto, di incertezza verso il futuro; da Lui può venire soltanto la speranza, il Suo cambiare in bene ciò che era un male. Ognuno di noi ha una risposta nel suo cuore, se ha pregato e continua a farlo; alcuni pregano meglio e più di prima, altri hanno appena iniziato a farlo.

Personalmente, posso testimoniare che non esiste una mia sola preghiera che non sia stata esaudita, non solo nel tempo del coronavirus, ma da sempre. Nella giornata di ieri, in cui ero in preghiera, nervosa e stanca per alcune situazioni, anche a tratti disorientata e stizzita, ho ricevuto una notizia da mio marito che fa presagire la risoluzione di un problema di vecchia data, per cui mi ero data tanta pena in passato. Eppure, non ci pensavo più, almeno non ci pensavo da quando era iniziato tutto questo, ma il Signore non se ne era dimenticato! Ha mostrato la potenza della Sua mano Paterna nel mio delirare confusamente, e di essere fedele alle sue promesse. Egli non dimentica nessuna parola, nessuna richiesta, semplicemente interviene quando il tempo è maturo, quando Lui lo reputa giusto, e ieri lo era per me, non prima! Così sarà per la nostra supplica di ricevere i Sacramenti: se i tempi si allungheranno, vorrà dire che staremo maturando delle grazie agli occhi di Dio, come gemme preziose, ed Egli ci mostrerà la Sua Gloria e la Sua Potenza nel momento in cui sarà giusto per Lui, e quindi per noi. Gli diremo che aveva ragione, ci renderemo conto che il tempo della prova e della privazione, sfruttato per accumulare tesori in Cielo, sarà stato ben speso, e piangeremo di gioia. Basta fidarsi di Lui e abbandonarci completamente alla Sua volontà, chiedendo che si faccia come Lui vuole, non come vorremmo noi.

Egli dall’Alto vede tutto e prepara un meravigliso ricamo, vuol dire che è particolarmente raffinato e variopinto, ci vuole più tempo e pazienza, prima che possa mostarcelo. Chissà che bel regalo vi sta preparando, se per voi ci vorrà più tempo, prima di tornare alla gioia del banchetto con lo Sposo!

Buona e Santa Domenica

Ps: Ore 15,00 dello stesso giorno.

Non riesco a contenere la mia gioia. Ho saputo che, questa mattina alle 10,30, è stata celebrata da Fra Miro Sego, parroco della chiesa di Citluk, dedicata a Cristo Re, la S. Messa ed è stata distribuita l’ Eucarestia (sulle mani, per motivi igienici). In chiesa hanno preso posto dieci fedeli, mentre gli altri aspettavano fuori. Non erano in tanti, sia perché c’è ancora timore ma anche perché molti non lo sapevano. Mi precipitero’ alle 18,00 per unirmi alla gioia dell’incontro con il Signore, sperando di trovare la celebrazione, altrimenti mi unirò alla gioia dei parrocchiani di Medjugorje, domenica prossima, quando sarà celebrata la Santa Messa con l’assemblea. Il Signore è buono e grande nell’amore!

Medjugorje, 26 aprile 2020, Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.