Cari amici e amiche,

ci siamo appena lasciati alle spalle il triduo pasquale e, in particolare, il Venerdì Santo, molto vissuto e sofferto quest’anno, forse il primo veramente accompagnato dal digiuno e dal silenzio, per moltissime persone.

Alcuni hanno seguito in televisione la Via Crucis del Santo Padre, altri hanno visto “The Passion of the Christ”, il capolavoro di Mel Gibson, cruento e impressionante, nella sua descrizione minuziosa e realistica della Passione di Nostro Signore.

Il famoso attore e regista, produttore di questa pellicola, proiettata nelle sale nel 2004, si è ispirato alle visioni della Beata Katarina Emmerick, che descrisse in modo dettagliato la Passione del Signore, sostenendo che non Gli fosse stato risparmiato nulla, nella Via Dolorosa.

Veniamo al “personaggio” di cui intendo parlare, riferendomi alla Passione del Signore, e si tratta dell’attore americano Jim Caviezel, che ha impersonato Gesù nel film di Gibson: la sua conversione era iniziata proprio grazie a un filmato su Medjugorje e alla conoscenza con Ivan Dragicevic, uno dei veggenti, che vive a Boston, anni prima della realizzazione di questo film.

Sua moglie, studentessa in una scuola cristiana a maggioranza croata e italiana, aveva già sentito parlare di Medjugorje precedentemente, e aveva tanto sperato di poter vivere l’esperienza della spiritualità di Medjugorje con Jim.

Per lui, l’impatto con questa realtà fu “devastante”, fino al punto di indurlo a una profonda conversione, alla Santa Messa quotidiana, al digiuno e alla preghiera incessante, alla lettura dei messaggi, alla recita del Santo Rosario, anche durante le riprese del film di Gibson, in cui erano necessarie dalle 4 alle 8 ore di trucco, prima di girare le scene.

Jim e la sua famiglia si erano recati spesso a Medjugorje, negli anni, già prima di “The Passion of the Christ”e lo hanno fatto ancora, in seguito, portando la loro testimonianza meravigliosa di fede ardente, fino ad asserire che, senza questo grande cambiamento avvenuto grazie alla Gospa, il “Gesù” del film non sarebbe stato così vero, realistico, sofferente.

Jim ha subito una sorta di flagellazione reale, nonostante le guaine di gomma che rivestivano la sua pelle nella realizzazione delle scene più cruente e ha vissuto nella sua carne momenti di sofferenza fisica e di pesantezza, immedesimandosi in Nostro Signore, per rendere la sua interpretazione più vicina possibile alla Sua passione: sapeva anche che Hollywood gli avrebbe probabilmente voltato le spalle, dopo questa pellicola, ma era disposto a tutto, pur di offrire al Signore questo servizio, che non era solo lavoro, per lui.

Scampato per un pelo a un fulmine che stava per ucciderlo e al freddo delle riprese, oltre al reale disagio dei lunghi momenti in cui era appeso alla Croce, che lo facevano soffocare, Jim Caviezel voleva che gli spettatori vedessero Gesù in lui, una volta che il film fosse stato completato e poi proiettato nelle sale cinematografiche: possiamo affermare che il risultato è stato magistrale e il suo obiettivo raggiunto.

Un’amica mi disse, uscendo dal cinema, di aver provato il desiderio di farsi suora, nonostante fosse molto distante dalla vita di fede, in quegli anni!

Il motivo per cui ho parlato di Jim Caviezel non rientra nella spasmodica ricerca di testimonianze dei “famosi”, nel cui tranello ci si può imbattere, avvicinandosi alla realtà di Medjugorje – e a cui io sono “allergica”- ma viene dall’aver ricordato quanto accadutomi, tre anni fa, a Medjugorje, nella cappellina del veggente Ivan, in piena estate.

Quell’anno non andai in Italia, con mio marito, come forse avverrà quest’anno per questa situazione del coronavirus, perché ero incinta di pochi mesi della mia prima bambina e non ero in grado di viaggiare; un’amica italiana che viveva a Medjugorje, Laura, ci propose di prendere parte alla preghiera a casa di Ivan, prima dell’apparizione quotidiana.

Chi ha assistito a momenti come quello a cui io, per grazia di Dio, e non per mio merito, ho preso parte tante volte, può comprendere cosa si provi nell’istante in cui la Madonna viene sulla terra: nessuno parla, anche se tante persone sono stipate insieme, in una stanza o in una cappella, il silenzio ti avvolge, ti perdi nella pace che riempie ogni spazio fisico e spirituale, senti la presenza della Madre, il Suo amore sconfinato, pur non vedendola.

Si sente la presenza fisica di una Madre, che tocca il più intimo delle tue fibre; questo è il bello: non c’è bisogno di vederla per sentirla.

Io dico sempre che il momento dell’apparizione è come quando entro in una stanza, a luce spenta, e mi accorgo della presenza di mia madre, anche se non la vedo perché è buio, o non la sento perché non parla: lei è lì e il mio cuore lo sa, la riconosce. Così è stato quel giorno, mentre accarezzavo il mio ventre, presentando la mia creatura alla Madonna; mentre stavo sperimentando quella gioia infinita, il mio sguardo si è posato sul profilo di un uomo inginocchiato accanto a Ivan, in profonda preghiera.

Non mi era nuovo quel volto e, per un attimo, un brivido mi ha percorso la schiena. “Il volto di Gesù”. Non mi ero sbagliata di molto: era l’attore Jim Caviezel, proprio lui.

Al termine del momento di preghiera, gli altri presenti lo hanno riconosciuto e gli hanno chiesto una foto insieme. Quella è stata la prima e unica volta in cui ho desiderato davvero fare una foto con una persona “famosa” ma io e mio marito abbiamo deciso di non disturbarlo, di non togliergli quella pace che aveva sicuramente desiderato (motivo per cui era lì in un caldo pomeriggio estivo) e ottenuto nei momenti di preghiera.

Tre anni fa si presentava, chiaramente, più invecchiato rispetto al 2003, in cui sono state girate molte scene della Passione, e in cui aveva 33 anni, ma faceva ugualmente come la sua figura. Un gran bell’uomo: bello non solo per il suo aspetto, ma per quella bellezza di cui ci hanno parlato spesso i veggenti, quando si cercano spiegazioni materiali per descrivere la Madonna.

“Com’è possibile che sei così bella?” “Sono bella perché amo. Se anche voi amate, sarete belli”. Quante volte abbiamo sentito il racconto di questo dialogo tra Jakov e la Madonna, nelle numerose testimonianze dei veggenti?

Abbiamo bisogno di scorgere quella stessa bellezza che viene dal cuore e che brillava, quel giorno, sul volto di Caviezel, negli occhi di tanti altri fratelli e sorelle, perché profuma di preghiera ed è testimonianza di come l’amore di Gesù e Maria doni grazia e certezza.

Medjugorje 15 aprile 2020
Claudia

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.