di Claudia Tibollo

Alla fine di questa esperienza, della quarantena forzata, scopriremo qualcosa di nuovo nel nostro intimo: l’ aver potuto comprendere le pene di tutti coloro che attendono la loro liberazione. Possiamo riflettere, in questi giorni, sull’ opera di misericordia corporale del ” visitare i carcerati“. Anche chi vive la quarantena sperimenta, in forma breve, le sensazioni dei carcerati e, al termine di essa, ogni momento libero avrà un sapore nuovo.

Pensiamo ancora ai cristiani perseguitati a causa della loro fede, a quanti sono stati incarcerati ingiustamente. Pensiamo alle dure condizioni in cui versava Asia Bibi, chiusa in una minuscola cella umida, buia e maleodorante, per diversi anni. Poteva perdere le sue facoltà mentali , eppure è rimasta salda nella fede. Sapeva che suo marito e i suoi figli erano fuori a lottare per la sua causa e che uscire poteva significare andare incontro alla morte, ma non ha cambiato idea. A lei importava la libertà di essere cristiana, di appartenere a Cristo, più di quella libertà del suo corpo.

Di fronte a esempi eroici come il suo, la mia mente mi porta indietro negli anni, a tutte le volte che, fin da bambina, seguivo in processione l’ effige della Madonna del Carmine per le strade di una città meridionale, arsa dal caldo di luglio. Fissavo lo sguardo in quella statua e nella tela dipinta alle sue spalle, con le mani delle Anime Sante del Purgatorio, tese verso di Lei. Ogni passo compiuto su quell’ asfalto bollente, che rilasciava da sotto il calore accumulato durante la giornata, rendeva l’ idea dell’ arsura del Purgatorio. Una pena necessaria per la purificazione, ma destinata a terminare, e che può essere accelerata con l’ intercessione dei vivi.

Che cosa ci spaventa di questo virus? La paura di un nemico invisibile, di un parassita che alberga dentro di noi e ci può portare alla morte. Così come il peccato, un male invisibile che macchia il nostro intimo e ci divora dentro, fino alla morte dell’ anima. Alla fine di questa prova scopriremo di esserci lasciati alle spalle uno spaventoso incubo ma anche una grande opportunità. Avremo trascorso momenti interminabili nella noia , nel timore, e la sensazione di perdere il controllo per l’ avvicinarsi concreto di una minaccia di morte collettiva. Sta a noi decidere come uscire da questa esperienza, se con il cuore aperto al prossimo o ulteriormente inaridito.

Questa situazione non si può gestire con le nostre sole forze perché questo evento globale, improvviso e imprevedibile, ci sbatte in faccia la realtà : non siamo onnipotenti. Solo con Dio, l’ unico Onnipotente, ne possiamo venire fuori sani nel corpo, nello spirito e nella mente.

Quanti di noi, dovendoci fermare improvvisamente, dovendo affrontare questo “reset”, come lo ha definito mio marito, stanno scoprendo di avere fame e sete di Dio? Quasi tutti !

Scritto da:

Claudia@ReginaDellaPace.IT

Sono nata in Italia il 17 Aprile 1982 a Foggia, sono arrivata a Medjugorje nel 2010 ed il 14 Febbraio 2015 ho sposato Mario, nato e residente nella regione che comprende Medjugorje; adesso sono madre di due bellissime bambine e divido la mia vita fra Citluk, Medjugorje e l'Italia.

Sono Laureata in Lingue all'Università di Chieti e Pescara ed ho lavorato anche all'Università di Mostar (Filozofski Fakultet Sveucilista u Mostaru). Grazie a queste competenze ma, soprattutto, per la mia devozione alla Madonna, che mi accompagna dall'infanzia, mi sono occupata a vari livelli di pellegrinaggi, ed ho scritto più articoli per varie riviste.