Carissimi,
oggi il Papa nella sua monizione introduttiva ha fatto subito riferimento a “questa pandemia”, ponendo poi nelle intenzioni di preghiera “ammalati e familiari”, i “genitori con bambini a casa”, ma soprattutto ha poi chiesto di pregare per le autorità, affermando che “loro devono decidere” su “misure che non piacciono al popolo” … “per il nostro bene”.

Ha aggiunto che “tante volte l’autorità si sente “sola, non capita” e quindi “Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere le decisioni su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”

Durante la messa, colpisce vedere gli altri tre sacerdoti “concelebrare a distanza”: loro che nell’ambito di quel contesto non sarebbero tenuti a farlo.

La trascrizione dell’omelia segue dopo la registrazione del Video della Santa Messa, posta ogni giorno come al solito su YouTube.

Terni 12 Marzo 2020
Ave Maria
Marco

Santa Messa delle ore 7 celebrata dal Santo Padre Francesco nella cappella di Casa Santa Marta

Questo racconto di Gesù è molto chiaro … anche … può sembrare un racconto per bambini, molto semplice.

Gesù vuole indicare con questo non solo una storia, ma la possibilità che tutta l’umanità viva così: anche che noi tutti viviamo così.

Due uomini, uno “soddisfatto”, che sapeva vestirsi bene, forse cercava i più grandi “stilisti” del tempo per vestirsi: indossava vestiti di porpora e lino finissimo.

E poi se la passava bene, perchè ogni giorno si dava a “lauti banchetti”: era felice così, non aveva delle preoccupazioni, prendeva qualche precauzione, forse … qualche “pillola contro il colesterolo” per i banchetti ma … così la vita andava bene, era tranquillo.

Alla sua porta stava un povero, “Lazzaro” si chiamava: lui sapeva che c’era il povero … il povero li, lui sapeva, ma gli sembrava “naturale”.

Io me la passo bene, e questo … così è la vita, che si arrangi …

Al massimo, forse, non lo dice il Vangelo, delle volte inviava qualche cosa … qualche briciola.

E così passò la vita di questi due: ambedue sono passati per la legge di noi tutti, morire.

Morì il ricco e morì il lazzaro.

Il Vangelo dice che Lazzaro è stato portato in cielo, con Abramo, nel seno di Abramo; del ricco dice soltanto “è stato sepolto”, punto, è finito.

Sono due cose che colpiscono: il fatto che il ricco sapesse che c’era questo povero, e anche sapesse il nome, “Lazzaro”, ma non gli importava, gli sembrava naturale; anche il ricco forse faceva i suoi affari, che alla fine andavano contro i poveri: conosceva, ben chiaramente, era “informato” di questa realtà.

La seconda cosa che a me importa tanto, nella parola … “grande abisso” che Abramo dice al ricco : <<Fra noi c’è un grande abisso>>, non possiamo comunicarci, non possiamo passare da una parte all’altra.

E’ lo stesso abisso che nella vita c’era fra il ricco e Lazzaro: l’abisso non incomincò la, l’abisso incominciò qua.

Ho pensato che … quale sarebbe il dramma di quest’uomo: il dramma di essere molto molto informato, ma con il cuore chiuso.

Le informazioni di questo uomo ricco non arrivavano al cuore: non sapeva commuoversi; non si poteva commuovere del dramma degli altri, neppure chiamare uno dei ragazzi che “servivano messa”: portami questo o quell’altro

iIl dramma dell’informazione che non scende al cuore.

Anche questo succede a noi: tutti noi sappiamo perchè lo abbiamo sentito al telegiornale, o lo abbiamo visto sui giornali, quanti bambini patiscono la fame oggi nel mondo, quanti bambini non hanno le medicine necessarie, quanti bambini non possono andare in scuola …

Continenti, con questo dramma, e lo sappiamo: “è … poveretti”, e continuiamo.

Quest’informazione non scende al cuore, e tanti di noi, tanti gruppi di uomini e donne vivono in questo “staccamento” fra quello che pensano, quello che sanno e quello che “sentono”.

Staccato il cuore dalle mente: sono “indifferenti”, come il ricco era indifferente al dolore di lazzaro.

C’è l’abisso dell’indifferenza.

A Lampedusa quando sono andato la prima volta mi è venuta questa parola: la globalizzazione dell’indifferenza.

Forse noi oggi qui a Roma siamo preoccupati perchè … ma … sembra che i negozi sono chiusi, io devo andare a comprare quello … e sembra che non posso fare la passeggiata tutti i giorni … e sembra di questo …

Preoccupati per le mie cose, e dimentichiamo i bambini affamati, dimentichiamo quella povera gente, che (è) nei confini dei paesi cercando la libertà: questi “migranti forzati” che fuggono dalla fame e dalla guerra, e soltanto trovano un muro, un muro fatto di ferro, un muro di filo spinato, ma un muro che non lascia passare.

Sappiamo che esiste questo, ma ancora non va, non passa: noi viviamo nell’indifferenza.

L’indifferenza è questo dramma di essere “bene informato” ma non sentire la realtà altrui.

Questo è l’abisso, l’abisso dell’indifferenza.

Poi c’è un altra cosa che colpisce: qui sappiamo il nome del povero, lo sappiamo: “Lazzaro”.

Anche il ricco lo sapeva, perchè quando era negli inferi chiede (ad) Abramo di inviare lazzaro; lo riconobbe li: mah, mandami questo.

Ma non sappiamo il nome del ricco!

Il Vangelo non ci dice come si chiamava questo signore: non aveva nome, aveva perso il nome, soltanto aveva gli aggettivi nella sua vita … ricco, potente … tanti aggettivi.

Questo è quello che fa l’egoismo in noi: fa perdere la nostra identità reale, il nostro nome, e soltanto ci porta a valutare gli aggettivi.

La mondanità ci aiuta in questo: siamo caduti nella cultura degli aggettivi, dove il tuo valore è quello che tu hai, quello che tu puoi …

Ma … come ti chiami? hai perso il nome!

L’indifferenza porta a questo: perdere il nome.

soltanto siamo i ricchi, siamo questo siamo l’altro, siamo gli aggettivi

Chiediamo oggi al Signore la grazia di non cadere nell’indifferenza, la grazia che … tutte le informazioni dei dolori umani che abbiamo scendano al cuore e ci muovano a fare qualcosa per gli altri.

Scritto da:

Marco@ReginaDellaPace.IT

Sono nato il 31 Dicembre 1970, mi occupo di informatica praticamente da sempre, e sono arrivato a Medjugorje il 30 Dicembre 2001: dopo il 50° "viaggio" (da pellegrino, da "guida", da "reporter") ho smesso di contarli.

Attraverso Medjugorje, ma soprattutto attraverso i messaggi, ho ricevuto innumerevoli Grazie, fra le quali quella di essere ancora in vita, e quella di aver raccontato "per via telematica" proprio dal 2002 quanto ho avuto il dono di vivere in questa "oasi di Pace".